IL BAMBINO CHE DORME E…… SE NON DORME ?


Se il bambino non dorme

L’alterazione della quantità o della qualità del sonno sembra essere un fattore favorente e/o una concausa dello sviluppo di alcuni importanti disturbi neuro-psicologici e organici in età pediatrica.

Numerose sono le evidenze in letteratura che permettono di correlare la deprivazione di sonno con i disturbi dell’attenzione e di iperattività, oltre a disturbi comportamentali, difficoltà di concentrazione e scarse performance cognitive.

Dal punto di vista del benessere fisico, il riposo insufficiente sembra aumentare il rischio di alterazioni endocrinologiche e metaboliche, quali l’obesità.

Una indagine condotta negli USA in un gruppo di 785 bambini americani, ha evidenziato che ogni ora di riposo in più consente di ridurre del 40% l’incidenza di obesità negli anni successivi.

Uno studio europeo condotto su 3.311 adolescenti provenienti da 10 Paesi europei, tra cui l’Italia, ha rilevato che gli “short sleepers” (che dormono poco) hanno un indice di massa corporea (BMI) più elevato ed un aumento dell’appetito con un’attrazione verso i prodotti alimentari ad alto contenuto di grassi e carboidrati.

Nel 2015 la National Sleep Foundation definiva le raccomandazioni relative alla durata del sonno nelle diverse età pediatriche.

Nell’evidenza di quanto detto si è ritenuto opportuno individuare le abitudini del sonno nei bambini italiani per valutare se seguono gli standard indicati dalle raccomandazioni della National Sleep Foudation e se tali abitudini (corrette o no) correlano con la presenza dei disturbi neuro-psicologici precedentemente definiti.

E’ stato quindi svolto uno studio epidemiologico, denominato “Progetto Buonanotte” e obiettivo primario è stato quello di indagare le abitudini relative al sonno nei bambini della fascia di età compresa tra 1 e 5 anni.

Lo studio si è svolto nel periodo compreso tra maggio e agosto 2016, accolto con entusiasmo dai pediatri di famiglia che hanno partecipato in numero quasi doppio rispetto a quanto inizialmente previsto.

Ai pediatri di 11 regioni è stato richiesto di arruolare coppie di genitori di bambini con età compresa tra 1 anno e 5 anni che si presentavano all’ambulatorio del pediatra di famiglia.

Sono state raccolte informazioni su vari aspetti comportamentali riguardanti il sonno:

ABITUDINI DEL SONNO: circa il 50% dei bambini va a letto tra le 21.30 e le 22.00, ma il 24,4% tra le 22.30 e oltre le 23.00. La maggiorana dei bambini si sveglia al mattino tra le 7 e le 8 (il 73.5%) ed il 24% si risveglia con difficoltà qualche volta ed il 5% ha spesso difficoltà di risveglio al mattino.

DURATA DEL SONNO: Solo l’1,3% dei bambini dorme per più di 12 ore a notte, e circa il 6% dorme meno di 8 ore a notte; il 70% dei bambini dorme durante il giorno, ma se si considera il numero delle ore dormite nelle 24 ore l’8% dei bambini dorme un numero inferiore a 9 ore.

COME SI ADDORMENTA?: Il 52% spesso o qualche volta fa i capricci per andare a letto e per addormentarsi, il 59,6% sta vicino ad un genitore, solo il 24% legge un libro o ascolta una favola, mentre ben il 16,2% guarda la TV ed il 18,2% beve latte o altri liquidi per addormentarsi.

DOVE DORME?: Circa il 75 dei bambini è solito dormire nel proprio letto, in camera con fratelli il 20,6%, nella camera coi genitori il 21,1%, mentre il 22,3% dorme nel lettone con i genitori.

Da questo studio emerge che circa l’11,9% dei bambini tra i 3 ed i 5 anni dorme meno delle ore raccomandate.

Allo stesso tempo si evidenzia una difficoltà da parte dei bambini nell’avvicinarsi al sonno: il 52% fa capricci per andare a dormire, il 65% richiede la presenza del genitore per addormentarsi, il tempo di addormentamento stesso risulta essere di ben oltre 30 minuti, in circa il 50% del campione studiato.

Anche la ritualità proposta ai bambini per avvicinarsi al sonno è molto variabile e lontana da quella che dovrebbero essere le buone regole per una corretta igiene del sonno: più del 20% si addormentano bevendo latte o altri liquidi; altro dato meritevole di riflessione è quello dell’uso degli strumenti elettronici prima di addormentarsi (TV, tablet, smartphone).

Inoltre la qualità del sonno sembrerebbe non essere adeguata, visto che il 6,8% dei bambini presenta numerosi risvegli notturni, il 26,7% incubi occasionali; inoltre si evidenzia l’abitudine a condividere il letto con un adulto da parte del 22,3% .

CONCLUSIONI:

I dati raccolti evidenziano la necessità, da parte del pediatra, di porre maggiore attenzione ai disturbi del sonno e del comportamento, già nei primi 5 anni di vita, dove si registra una percentuale superiore al 10% di bimbi che NON dormono le ore raccomandate.

Il pediatra attraverso le visite al bambino ed il colloquio con i genitori, è la figura che può affrontare, ma soprattutto prevenire, i disturbi del sonno e ciò che essi possono comportare.

Il pediatra dovrebbe raccogliere informazioni relative al sonno del bambino (tempo di addormentamento, presenza di risvegli notturni, capricci diurni), consigliare e sostenere l’allattamento materno e l’invito a corrette abitudini per una buona igiene del sonno (la lettura ed il NON uso di strumenti elettronici e TV in fase di addormentamento).

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