IL BAMBINO AGITATO


E’ dall’inizio del secolo che viene descritta l’instabilità psicomotoria del bambino. Sono state utilizzate diverse terminologie in funzione delle descrizioni e delle ipotesi eziologiche (ipercinesia, instabilità psicomotoria ecc). La definizione attuale, raggruppa l’intera sintomatologia sotto il termine: “ DISTURBI da deficit di attenzione/iperattività” ADHD.

Se il quadro clinico è ormai chiaramente definito, il problema della sua patogenesi rimane ancora da chiarire e continua a dividere gli autori. E’ fondamentale riuscire a diagnosticare precocemente questo disturbo, per le notevoli conseguenze che può avere sulla vita scolastica, lo sviluppo cognitivo e l’universo relazionale del bambino.

Descrizione clinica La diagnosi è facile nella forma tipica: si tratta di un bambino in età scolare che presenta difficoltà di apprendimento e disturbi del comportamento a scuola e a casa.

L’Iperattività motoria è tipica, bambini in continuo movimento, incapaci di stare fermi, con un’attività globale disorganizzata, non costruttiva e mal coordinata. Sono bambini che corrono e saltano dappertutto, si agitano in continuazione, spesso in maniera gioiosa, sono incapaci di stare seduti davanti a una scrivania o durante i pasti, non possono giocare da soli e corrono spesso dei rischi, di farsi del male.

La Sindrome “disturbi dell’attenzione” rappresenta sicuramente l’elemento centrale, si osservano incapacità a concentrarsi, una distraibilità quasi costante che indispone gli insegnanti, in quanto il bambino sembra non ascoltare e ha grosse difficoltà a concludere ciò che ha iniziato, sia che si tratti di lavoro scolastico che di giochi. Questo deficit di attenzione porterà a conseguenze negative sul suo rendimento scolastico.

L’impulsività è la terza componente della sindrome. Definita come necessità imperiosa di compiere un atto. Il bambino presenta impazienza, difficoltà a rispettare ordini e incapacità di riflettere sulle conseguenze dei suoi atti. In pratica sono incapaci di aspettare il loro turno, si precipitano a rispondere alle domande, il più delle volte interrompendo gli altri, lasciano un’attività prima di averla conclusa, incapaci di organizzare il loro lavoro.

Sul piano emotivo si caratterizza fragilità dell’umore (passaggio dal riso al pianto), intolleranza alle frustrazioni, responsabile di reazioni di aggressività, mentre il bambino sembra per lo più insensibile sia alle ricompense che alle minacce di punizione.

A causa di questo quadro, i bambini iperattivi sono spesso considerati “problematici” dalla famiglia, dai compagni e sono mal tollerati dagli insegnanti. Le conseguenze a livello scolastico si rilevano subito importanti, mentre il bambino sviluppa una cattiva stima di sé, responsabile nei casi più gravi, di un quadro clinico depressivo.

Il futuro dei bambini iperattivi è naturalmente al centro delle preoccupazioni. Numerosi studi hanno permesso di chiarire l’evoluzione di questa popolazione: si riscontra il 20-30% di remissione totale della sintomatologia con l’adolescenza, mentre il 40% dei bambini presenta una persistenza della sintomatologia deficitaria con conseguenze a livello cognitivo, comportamentale e relazionale. Infine la prognosi diviene oscura per il 30% di bambini che sviluppano disturbi delle condotte antisociali durante l’adolescenza.

In età adulta, si riscontra una diminuzione significativa dell’iperagitazione motoria, soltanto l’8% sembra rimanere ipercinetico, mentre il 20% dei giovani pazienti sembra conservare difficoltà di apprendimento o disturbi emotivi.

TRATTAMENTO

Il trattamento associa aiuto psicologico, rieducativo e farmacologico. La Psicoterapia comportamentale permette al bambino di aumentare il controllo delle proprie reazioni, le psicoterapie familiari cercano di ricollocare il bambino nel contesto generale e nelle sue interazioni con l’ambiente circostante.

Le differenti rieducazioni, ortofonica e psicomotoria permettono di correggere eventuali deficit, ma soprattutto di migliorare il controllo della impulsività.

Il trattamento con farmaci psicostimolanti va riservato alle forme più gravi, soprattutto quando vi sono serie conseguenze a livello dell’apprendimento e della vita sociale e comunque non privo di effetti collaterali. Il trattamento resta fondamentalmente plurifocale e deve associare misure educative, rieducative e mediche per poterne ottimizzare i risultati.

L’Omeopatia può essere utilizzata a due livelli:

-come trattamento di base, -in alternanza ad un trattamento farmacologico.

Il trattamento omeopatico è’ adattato all’espressione clinica individuale del disturbo comportamentale; il medico raccoglie durante la visita, diversi tipi di informazioni. Spesso l’omeopatia può quindi fornire una risposta terapeutica adattata all’espressione clinica individuale di una malattia, soprattutto di un disturbo comportamentale.

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