FACCIAMOCI UN “BICCHIERINO”….

Come sottolineano i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Ministero della salute, l’alcol porta con sé dati impressionanti di morbilità e mortalità.

Alle bevande alcoliche si attribuisce infatti il 10% delle malattie e dei tumori, il 63% delle cirrosi epatiche, il 45% degli incidenti stradali.

L’alcol rappresenta inoltre la prima causa di morte nelle età comprese tra i 15 e i 29 anni in Europa, per un totale di 30-40 mila decessi all’anno in Italia.

Tra i più giovani (e si tratta dei dati più preoccupanti) il comportamento a rischio riguarda il 14,1 dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni di età e l’84% delle ragazze.

Il consumo di bevande alcoliche appare più elevato nel Centro-Nord, in particolare tra i maschi.

La moda del binge drinking

Soprattutto tra i giovani ed i giovanissimi, negli ultimi anni si è andata sempre più consolidando la moda inquietante del “binge drinking” (il consumo di 5 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione).

Il binge drinking si abbina spesso ad abitudini che aprono la strada ad ulteriori comportamenti pericolosi come il concomitante abuso di sostanze stupefacenti e può concorrere a determinare disturbi del comportamento alimentare (nel sesso femminile: la drunkoressia) e ad aumentare il rischio di incidenti stradali, violenza (sia fisica che sessuale), malattie sessualmente trasmesse e gravidanze indesiderate.

L’alcol e gravidanza

Si ritiene che circa il 50% delle donne in gravidanza consumi bevande alcoliche.

Durante la gravidanza e l’allattamento ci si dovrebbe astenere dal consumo di alcol, o comunque diminuire drasticamente le dosi (un’Unità Alcolica 1 volta , massimo 2 volte alla settimana, dove per Unità alcolica si intendono per es. mezzo bicchiere di vino, una birra da 330 ml, un cocktail da 40 ml).

Le conseguenze dell’assunzione di alcol in gravidanza possono essere di carattere ostetrico (aborto, parto pretermine, ritardo crescita intrauterino) o neonatale (basso peso, anomalie neurologiche).

Inoltre, come possibile ripercussione sulla prima infanzia e sull’età scolare, potrebbe esserci un legame con la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (o AHD).

Alcol e latte materno

Va prima di tutto sottolineato il rapido passaggio dell’alcol nel latte; alla madre che allatta va raccomandata l’astensione e comunque di attendere prima della poppata, il tempo necessario alla clearance dell’alcol.

Questo dato dipende anche dal peso della madre, ma si può stimare in circa 2 ore per ogni Unità Alcolica.

Dopo 15-30 minuti dall’assunzione (anche 90 minuti a stomaco pieno) l’odore dell’alcol viene riconosciuto nel latte; gli effetti acuti sono rari (ebbrezza per grandi quantità di alcol), mentre quelli cronici sono di più difficile riconoscimento (ritardo motorio lieve-moderato, disturbi del sonno).

Naturalmente ci possono poi essere dei danni indiretti, tramite il modello di comportamento scorretto che inevitabilmente i figli tenderanno ad imitare.

Bisogna sempre ricordare che il futuro dei bambini dipende da noi.


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